La fine del terzismo
L’area centrista è attraversata da tensioni in cui si esprime la consapevolezza, che ormai si sta diffondendo in tutti i suoi settori, dell’ineluttabilità, in prospettiva, di una scelta di alleanze, con la destra o con la sinistra. L’ambizione originaria di scardinare il bipolarismo tradizionale diventando un centro obbligato del sistema di alleanze è fallita non solo dal punto di vista elettorale.
12 AGO 20

L’area centrista è attraversata da tensioni in cui si esprime la consapevolezza, che ormai si sta diffondendo in tutti i suoi settori, dell’ineluttabilità, in prospettiva, di una scelta di alleanze, con la destra o con la sinistra. L’ambizione originaria di scardinare il bipolarismo tradizionale diventando un centro obbligato del sistema di alleanze è fallita non solo dal punto di vista elettorale. Il bipolarismo è stato scardinato ma dal Movimento 5 stelle e la risposta è stata l’alleanza tra i maggiori partiti alternativi, costruita da Giorgio Napolitano, in cui i centristi hanno una funzione puramente ancillare. Le tensioni create dalla sentenza contro Silvio Berlusconi, che hanno rianimato l’idea estremistica di un governo “di cambiamento”, cioè di un cedimento della sinistra riformista ai diktat di quella radicale, pongono anche ai centristi il problema di resistere a questa deriva, il che si può tentare o attraverso la costruzione di un nuovo e ampio schieramento alternativo di centrodestra, che potrebbe rivelarsi maggioritario, o con l’offerta al Partito democratico di un’alleanza al centro in alternativa a quella con Sel e i 5 stelle.
La seconda ipotesi in realtà è quella che già era stata tentata a suo tempo da Pier Ferdinando Casini, che aveva ricevuto un cortese rifiuto da parte di Pier Luigi Bersani, il che la rende poco praticabile. La costruzione di un nuovo schieramento di centrodestra presenta altrettanti ostacoli, ma può contare sulla situazione di crisi più o meno esplicita delle formazioni tradizionali dell’area, che presenta quindi una potenzialità di ricostruzione meno legata alle egemonie predefinite, a differenza di quel che accade a sinistra. E’ difficile pronosticare come andrà a finire, anche perchè difficilmente l’area centrista resterebbe unita di fronte a qualsiasi scelta netta, come fa intendere il fatto che si frazioni già oggi senza ragioni politicamente stringenti. Tuttavia è interessante osservare che, mentre i commentatori più paludati spiegano che con la condanna di Berlusconi è finita la Seconda repubblica, cioè la democrazia dell’alternanza, chi si è tradizionalmente battuto per questo obiettivo, ora sembra rinunciarvi per realismo. D’altra parte l’unica alternativa all’alternanza è l’intesa tra i poli, che di fatto annulla lo spazio politico intermedio anche più di quanto non faccia la fisiologica contesa bipolare. Se i centristi lavoreranno per rinnovare il bipolarismo invece di combatterlo nell’illusione di una rinascita di una centralità di tipo democristiano forse troveranno una funzione reale, che è l’unica base per una presenza politica non episodica.